Nessuno nega le criticità e le tensioni legate al tema-immigrazione, ma giocare solo sulla paura e sulla chiusura è una pessima carta. Spiace che il leader della Cdl abbia scelto di giocarla: c'è da sperare che voglia presto abbandonare questa strada.
Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi contro l'immigrazione, contro l'Italia multietnica e multirazziale, sono preoccupanti e gravi.
Non solo perche' rischiano di spostare la Cdl su un terreno rischioso e sdrucciolevole, ma perche' dimenticano -ad esempio- che anche all'apertura sull'immigrazione gli Stati Uniti devono una parte importante della loro grandezza.
Ancora oggi, gli Usa sono un laboratorio spettacolare, con 6 milioni di persone che sono figli di genitori di diverse etnie (e, nei prossimi decenni, il dato è destinato a crescere in modo esponenziale); con presenze di cittadini di 123 diverse etnie; con i matrimoni misti che, negli ultimi 40 anni, sono aumentati del 1000%.
E anche la politica è coinvolta in questo passaggio epocale. Nelle ultime elezioni californiane, Schwarzenegger (anche lui, 30 anni fa, un immigrato arrivato con pochi dollari in tasca) ha battuto un ispanico, e la scheda elettorale era stampata in 7 lingue diverse, così come è ormai bilingue il sito della Casa Bianca. E nulla è scontato, anche elettoralmente: ad esempio, anche molti ispanici, tradizionalmente elettori democratici, hanno scelto il voto per i repubblicani.
Morale: nessuno nega le criticità e le tensioni legate al tema-immigrazione, ma giocare solo sulla paura e sulla chiusura è una pessima carta. Spiace che il leader della Cdl abbia scelto di giocarla: c'è da sperare che voglia presto abbandonare questa strada.